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GLI ALBERI MUOIONO IN PIEDI
Sebastiano Sofia

GLI ALBERI MUOIONO IN PIEDI
Sebastiano Sofia

21.11.23 – 14.01.24

 
 

 
 
EMERGE Project Space is pleased to present the new work “Gli alberi muoiono in piedi” (The trees die standing) by the artist Sebastiano Sofia (Verona, 1986). The monumental dimensions artwork has been created in the main room and will be open to people from 25 November 2023 to 14 January 2024. Some paper-works will be presented to accompany the work in the project room.

In 1879, some rock paintings were found by Homines Sapientis in a cave in Altamira, in North-West Spain. Those first signs of man dating back to the Upper Paleolithic (36,000 – 10,500 B.C.), are recognized today as the most archaic forms of visual communication. This brief introduction serves to present the work: “The trees die standing”, made by the artist Sebastiano Sofia (Verona, 1986).
It is easy to imagine, lingering on the threshold, the entrance of a cave or, more precisely, a portion of it located in an exhibition hall. Alone and unadorned, the work expands in space like a two-faced monolith. It’s required of us: movement, vertigo and multiple changes of perspective; you need to get closer, get lost in the details, follow the nervous traces to begin to distinguish the shapes. Its surface exists to be penetrated visually and physically, developing upwardly, until our horizontal orientation perfectly coincides with the compositional rhythm. We recognize a forest of solemn trunks, a not very forgiving nature to most, but in which the artist seems to find a sense of protection and inner peace. Sofia wants to show us another idea of world not to escape the real one, but rather as an act of courage and awareness, managing to merge with the environment represented, even if He does not explicitly withdraw. The artist uses almost exclusively coal, whether embers for the backgrounds or fragments of charcoal for the details. Layers upon layers of dust overlap, filling the available area with an ashy black, alternating with moments of milky paint, holes, rips and breakages.
From above and almost everywhere you can see whitish figures. Some seem to fall happily, gliding like feathers. Others, however, observe us hidden, playing an innocent yet bizarre hide and seek game, until the human merges into the grotesque. On the faces of these hominids, with fleeting smiles, however, are the eyes to speak, through the emptiness of silence.
The artist tries to concretely represent the void, digging the panels in correspondence with the eyeballs, to suggest the link with the other large painting on the back. We therefore discover a work of equal value, similar in size but opposite in tonal inversion and composition: the white has now taken on greater vigor while the features have become more nervous. If it was above all the stratification of signs and physical elements that welcomed us, it is in her face that Sofia acts by subtraction, to the point of blurring at the edges.
The eyes of the human become the eyes of the beast which for the artist can only be the same. No solution of continuity therefore, yet the doubt of belonging to one or the other remains.
Sofia intends to exclude any way out for us, suggesting deep reflection. Upon closer inspection, there are in fact at least two key points that deserve greater attention: the smile of the men, on the front side, and the hallucinated growl of the beasts, on the back. At first glance it should be precisely the teeth shown by the latter that terrify, Sofia however seems to warn us that a smile can often hide far greater ambiguities and dangers, unlike the beasts which send an instinctive defense signal, the message of which is clear: don’t – dare – any further.
We conclude this short text with a final reflection about the Sofia’s trees, through the providential words of the German painter Paul Klee: «Several times, in a forest, I felt that it was not me looking at the forest. Some days I felt that the trees were looking at me, talking to me… I was there, listening… I believe that the painter must let himself be penetrated by the universe and not want to penetrate it…”.

Maurizio Vicerè

Artist statement

Sebastiano Sofia (Verona, 1986) lives and works between Verona and Milan. Among the solo exhibitions we highlight: Galleria Secci at the NOVO space in Milan 2023, “Marèa” at the Boccanera Gallery in Milan 2023 with text by Alessandro Rabottini, “Anemone” at Palazzo Monti in Brescia 2019 with text by Denis Isaia, “Remember me” curated by Laura Metzler at the Maraya Art Center in Sharjah (UAE) 2018, “Natural Metamorphosis” at the Fatma Lootah Gallery in Dubai (UAE), “Ariel” at CAR Drde in Bologna 2016. Also noteworthy are residencies at: Viafarini Milan, Bevilacqua La Masa and the Palmieri, De Iorio collections.
 
 


 
 
EMERGE Project Space è lieto di presentare la nuova opera “Gli alberi muoiono in piedi” dell’artista Sebastiano Sofia (Verona, 1986). Il lavoro di dimensioni monumentali è stato realizzato nella sala principale e sarà visitabile dal 25 Novembre 2023 al 14 Gennaio 2024. A corredo dell’opera saranno presentate nella project room alcune opere su carta.

Nel 1879 in una grotta ad Altamira, nel Nord-Ovest della Spagna, venivano rinvenute alcune pitture rupestri per mano di Homines Sapientis. Quei primi segni dell’uomo risalenti al Paleolitico Superiore (36.000 – 10.500 a.C.), sono oggi riconosciuti come le più arcaiche forme di comunicazione visiva. Questa breve introduzione serve a presentare l’opera: “Gli alberi muoiono in piedi”, realizzata dall’artista Sebastiano Sofia (Verona, 1986).
È facile immaginare, indugiando sulla soglia, l’antro di una grotta o, più precisamente, una porzione di essa dislocata in una sala espositiva. Sola e disadorna, l’opera si espande nello spazio come un monolite bifronte. Sono richiesti: movimento, vertigine e molteplici cambi di prospettiva; occorre avvicinarsi, perdersi nei dettagli, seguire le tracce nervose per iniziare a distinguerne le forme. La sua superficie esiste per essere penetrata visivamente e fisicamente, sviluppandosi in ascesa, finché il nostro orientarci orizzontale collima perfettamente con il ritmo compositivo. Riconosciamo una foresta dai tronchi solenni, una natura poco indulgente ai più, ma in cui l’artista sembra trovare un senso di protezione e pace interiore. Sofia ci vuole mostrare un’altra idea di mondo non per fuggire quello reale, ma anzi come atto di coraggio e consapevolezza, riuscendo a fondersi con l’ambiente rappresentato, pur non ritraendosi esplicitamente. L’artista utilizza quasi unicamente carbone, che sia brace per le campiture o frammenti di carboncino per i dettagli. Strati su strati di polvere vanno a sovrapporsi, riempiendo l’area disponibile di un nero cinereo, alternato a momenti di pittura lattiginosa, fori, strappi e rotture.
Dall’alto e un po’ ovunque si scorgono figure biancastre. Alcune sembrano cadere felici, planando come piume. Altre invece ci osservano nascoste, giocando un innocente quanto bizzarro nascondino, fintantoché l’umano viene a fondersi nel grottesco. Sui volti di questi ominidi, dai sorrisi sfuggenti, sono però gli occhi a parlare, attraverso la vacuità del silenzio.
L’artista prova a rappresentare concretamente il vuoto, andando a forare i pannelli in corrispondenza dei bulbi oculari, per suggerire il legame con l’altra grande pittura che insiste sul retro. Scopriamo dunque un’opera di pari valore, simile per dimensioni ma opposta per inversione tonale, e composizione: il bianco ha oramai preso maggior vigore mentre i tratti si sono fatti più nervosi. Se ad accoglierci erano soprattutto la stratificazione segnica e fisica, è nel suo riverso che Sofia agisce per sottrazione, fino a sfumare sui bordi.
Gli occhi dell’umano diventano gli occhi della bestia che per l’artista non possono che essere i medesimi. Nessuna soluzione di continuità dunque, eppure il dubbio di appartenenza all’uno o l’altro rimane.
Sofia intende escluderci ogni via di scampo, suggerendo una riflessione profonda. A ben guardare sono infatti almeno due i punti nodali a meritare maggiore attenzione: il sorriso degli uomini, sul lato frontale e il ringhiare allucinato delle bestie, sul retro. A un primo sguardo dovrebbero essere proprio i denti mostrati da queste ultime a terrorizzare, Sofia sembra però avvertirci che un sorriso può spesso nascondere ambiguità e pericoli di gran lunga maggiori, contrariamente alle bestie che mandano un segnale di difesa istintivo, il cui messaggio è chiaro: non – osare – oltre.
Concludiamo questo breve testo con un’ultima riflessione sugli alberi di Sofia, attraverso le parole provvidenziali del pittore tedesco Paul Klee: «Più volte, in una foresta, ho sentito che non ero io a guardare la foresta. Ho sentito certi giorni che erano gli alberi che mi guardavano, che mi parlavano… Io ero là, in ascolto… Credo che il pittore debba lasciarsi penetrare dall’universo e non volerlo penetrare…».

Maurizio Vicerè

Note sull’artista

Sebastiano Sofia (Verona, 1986) vive e lavora tra Verona e Milano. Tra le mostre personali si segnalano: Galleria Secci presso spazio NOVO Milano 2023, “Marèa” presso Boccanera Gallery Milano 2023 con testo a cura di Alessandro Rabottini, “Anemone” presso Palazzo Monti di Brescia 2019 con testo di Denis Isaia, “Remember me” a cura di Laura Metzler presso il Maraya Art Center di Sharjah (UAE) 2018, “Natural Metamorphosis” presso la Fatma Lootah Gallery di Dubai (UAE), “Ariel” presso CAR Drde di Bologna 2016. Si segnalano inoltre residenze presso: Viafarini Milano, Bevilacqua La Masa e le collezioni Palmieri, De Iorio.

  • Type: Exhibitions
  • Time:

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